Educazione globale: cosa intendiamo e come si può mettere in atto

L’educazione globale è una materia ancora dinamica e in evoluzione. Dagli anni ’60 viene proposta in ambito internazionale con l’obiettivo di promuovere una più ampia comprensione e condivisione di questioni mondiali legate all’impegno per il cambiamento e l’eliminazione della povertà e della disuguaglianza.

In principio, l’incoraggiamento verso l’adozione di programmi di Educazione Globale è nata dal lavoro spontaneo di singoli educatori, spesso agendo in partnership con organizzazioni non governative attive nel campo dello sviluppo sostenibile. Oggi invece ci si trova di fronte ad una nozione perlopiù condivisa dalle organizzazioni internazionali, ma con enormi difficoltà per la sua messa in atto in termini concreti nei singoli paesi e soprattutto a livello locale.

Youth of the World, the transformative power of Global Education, è un progetto Erasmus + Ka2 che ha avuto come obiettivo lo scambio di esperienze in tema di Educazione Globale tra 6 diversi paesi Europei (Italia, Portogallo, Irlanda, Bulgaria, Grecia e Cipro). Il progetto – della durata di 18 mesi – gestito da ICSE & co, in primo luogo ha tentato di individuare una definizione univoca di Global Education in seguito condivisa tra i vari paesi partner in termini di attività e buone pratiche da poter metter in atto. Una particolare attenzione è stata data alla sua applicazione non nei contesti di educazione formale, bensì in tutte quelle attività per i giovani in ambito non formale (volontariato, associazioni culturali, animazione locale, etc.)

La prima difficoltà che si riscontra quando si parla di Global Education, nasce dalla confusione in termini di definizione, dove ciascun soggetto da un giudizio secondo la propria visione delle attività che solitamente intraprende, e raramente si rifà ad una definizione generale condivisa da diversi soggetti e poi declinata a seconda delle proprie specificità..

Ad esempio, tra i partner, in Italia spesso il termine si collega con intercultura (così come in Bulgaria), in Irlanda è più facile che sia collegata allo sviluppo sostenibile, mente a Cipro, Grecia e Portogallo è associata ad attività legate all’ambiente.

Pur con tutta le differenze tra i vari paesi, una definizione europea ed internazionale esiste e l’abbiamo raccolta sul sito www.youthoftheworld.eu.

Ed è anche per questo motivo che abbiamo dedicato maggiore attenzione alla definizione del concetto durante le fasi di formazione, workshop e scambio durante l’implementazione del progetto, e che si riassumiamo brevemente di seguito.

Le definizioni assimilate a livello delle organizzazioni internazionale?

Possiamo riassumere alcune delle più importanti definizioni dei principi in di educazione globale a partire da:

  1. La definizione dell’UNESCO, che stabilisce una connessione di azioni tra l’individuo e la società, e definisce la Educazione Globale come l’aumento di capacità di comprensione, di miglioramento dell’attitudine e responsabilizzazione dell’individuo verso l’ambiente economico, sociale e politico che lo circonda.
  2. La Dichiarazione di Maastricht individua alcuni principi e tematiche chiave relative all’Educazione Globale :

interdipendenza intesa come impatto che ha l’uomo con i legami sociali, economici e politici;
intercultura, intesa come identità all’interno di una cultura e rispetto verso le altre;
giustizia sociale, ossia l’importanza di difendere i propri diritti e la responsabilità di rispettare i diritti degli altri;
educazione alla pace, del come costruire e mantenere relazioni positive e fiduciose;
sostenibilità intesa come soddisfare esigenze e bisogni senza danneggiare la qualità dell’ambiente e togliendo risorse alle generazioni future.

  1. A livello europeo la Global Education è un tema acquisito come indirizzo politico dalla Commissione Europea da almeno vent’anni. Tuttavia, manca ancora di uniformità a livello di singoli stati così come mancano azioni concrete e condivise a livello locale. Infatti, la prima conferenza che la Commissione ha organizzato come forma di orientamento sul tema è partita già nel 2000, con il Consiglio Nord Sud da cui è scaturita la “Maastricht Declaration” nel 2002:

“- L’educazione globale è un’educazione che apre gli occhi e le menti delle persone alla realtà del mondo, e li risveglia per creare maggiore giustizia, equità e diritti umani per tutti.

L’educazione globale comprende l’educazione allo sviluppo, l’educazione ai diritti umani, l’educazione alla sostenibilità, l’educazione alla pace e Prevenzione Conflitto e educazione interculturale; essendo questa una dimensione globale dell’educazione per la cittadinanza.”

Confusione e soluzione italiana

In Italia, spesso si confonde il concetto di “Educazione Globale” con quello di Educazione Interculturale, oppure l’Educazione Civica, o alla Cittadinanza Attiva. Nozioni queste che vanno a comporre la stessa tela dell’Educazione Globale ma non ne esauriscono il senso.

Il più recente documento in termini di Educazione Globale in Italia parla di Educazione alla Cittadinanza Globale. Documento questo redatto nel 2017 durante la conferenza di cui hanno fatto parte Ministeri, Regioni, enti pubblici e soggetti della società civile, oltre che le organizzazioni Internazionali. Da questa è scaturita la Strategia Nazionale per l’Educazione alla Cittadinanza Globale come esigenza che deriva da sollecitazioni internazionali e nazionali data la necessità di una linea guida di politiche e pratiche per l’educazione e la partecipazione di tutti. Tuttavia, la nuova strategia individua alcune temi prioritari di azione, ma non crea una nuova materia, piuttosto pone le basi trasversali per un approccio da adottare su tutte le altre discipline.

https://www.aics.gov.it/wp-content/uploads/2018/04/strategia-ECG-2018.pdf

Dalla teoria alla pratica dell’Educazione Globale nelle organizzazioni giovanili.

Ogni paese vive contesti, necessità ed emergenze diversi, ed il concetto stesso di Educazione Globale è legato a materie di studio diverse, tra cui intercultura, ambiente, sviluppo, diritti umani e educazione alla pace. Per questo motivo, condividere buone pratiche ed esperienze all’interno del progetto, è stato allo stesso tempo un’opportunità e un limite per la difficoltà di individuare un concetto comune di Educazione Globale.

Nell’individuare le buone pratiche abbiamo dovuto definire meglio i soggetti/attori che possono adottare, cercando di calarci nei loro panni per definire attività che possono intraprendere.

I soggetti attivi all’interno dell’educazione globale possono essere: insegnanti, educatori e operatori sociali, ricercatori e attivisti giovanili, professionisti della società civile, innovatori sociali e imprenditori sociali, giornalisti e media, oltre a responsabili politici e dipendenti pubblici.

Mentre le attività che questi soggetti possono intraprendere innanzitutto è: condividere le esperienze ed eventi transnazionali e le partecipazioni ad esperienze internazionali in materiale globale, e con l’idea di scavalcare le frontiere e vantaggi economici di singoli stati, nell’interesse del genere umano;

  • identificare i metodi di formazione: pedagogia e metodi compatibili, (insegnamento cooperativo, mediazione, formazione non formale, risoluzione pacifica dei problemi e valutazione personale e di gruppo) e mettere a comune

Questi sono stati gli step che il progetto ha raggiunto in termini di risultati, a partire dalla raccolta dei dati sugli stakeholders a cui fare capo per collaborare nell’organizzazione di eventi, alla formazione da impartire a giovani volontari attivi, per finire con promuovere strumenti che possono collegare insieme tutti questi elementi.

La nostra Esperienza con Youth of the World a Firenze 

Sulla base della nostra esperienza teorica – e condivisa con i partner- abbiamo organizzato il materiale del ToolKit presente nel sito, e la formazione durante il training rivolto a operatori giovanili, per finire con la Blended Mobility rivolta a 30 giovani che si sono approcciati per la prima volta al tema.

Di per sé, chi ha partecipato almeno una volta ad uno scambio culturale Erasmus+, ed ha avuto quindi l’occasione di viaggiare, praticare una cultura straniera, e approfondire un tema specifico attraverso metodologie di educazione non formale, ha già in parte praticato l’Educazione Globale.

Il metodo e valore aggiunto di Youth of the World è stato la connessione che si è creata esplicitamente alle attività che mettiamo in pratica sulla cittadinanza globale e sul futuro sostenibile quotidianamente come organizzazioni giovanili, con la definizione più ampia e il senso globale del concetto di Educazione Globale; un intenzione educativa e formativa quindi esplicitamente dichiarata a cui sia i facilitatori che i partecipanti si sono ispirati.

Per questo fine abbiamo utilizzato oltre ai classici strumenti dell’educazione non formale,  mezzi innovativi e tecnologici che permettono al cittadino globale di mettersi alla prova rispetto le proprie credenze, abitudini e conoscenze. Il tutto, è stato condiviso sui social, tramite il semplice utilizzo dell’interazione con smartphone e tablet tale per essere vissuto in comunione con le proprie comunità d’appartenenza.

Oggi è possibile fare educazione globale, creando dei timeline digitale di eventi o attività condivisi in luoghi di nostra abituale frequentazione ma allo stesso tempo portandoli a conoscenza con il resto dell’Europa, nell’interesse di un principio comune, che è l’Educazione Globale e in senso più ampio lo sviluppo sociale ed economico sostenibile.

Training e attività in Youth of the World
L’esempio della Blended Mobility per giovani attivi?

L’obiettivo della Blended Mobility a Firenze era realizzare un’esperienza di mobilità internazionale con un programma formativo ispirato ai principi della Global Education, con il contributo di tutti i partner, e di sperimentare le attività inserite nel Toolkit.

Inoltre si è prevista una parte di attività virtuale, quindi realizzata nei paesi di origine grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie (app, social media). 30 ragazzi tra i 18-26 anni provenienti dai paesi partner, possiamo dire che hanno aumentato la loro consapevolezza sulla complessità delle dinamiche sociali/economiche/relazionali e di come il comportamento individuale e collettivo possa avere molteplici impatti negativi e positivi anche in comunità e ambienti molto distanti da noi.

Sebbene il programma non abbia abbracciato tutti gli aspetti dell’Educazione Globale ha di certo ispirato i partecipanti a porre maggiore attenzione e spirito critico sulle tematiche analizzate: interdipendenza, intercultura, sviluppo sostenibile. Oltre a instillare la curiosità e la voglia di approfondire il tema anche attraverso nuove esperienze internazionali.

Come è stato l’utilizzo di approcci educativi? Erano innovativi?

Il metodo educativo utilizzato è stato quello dell’educazione non formale, sperimentando alcune best practices europee ed internazionali. L’approccio di creare un percorso il più possibile omnicomprensivo per la trasmissione del del concetto di educazione globale e auto-educazione alla cittadinanza globale è nuovo, se non a livello europeo, per i territori e le comunità coinvolte.

Anche l’aspetto dell’utilizzo di strumenti tecnologici in maniera attiva, come ad esempio l’utilizzo di una app (Actionbound) per creare connessione tra le attività prima ancora di effettuare l’attività di scambio, è risultato per i partner e i giovani coinvolti un’innovazione importante ed uno spunto per un utilizzo delle tecnologie fruttuoso.

Quanto è stato possibile passare dalla teoria all’applicazione pratica delle attività in GE? E quanto si è raggiunto l’obiettivo che si rispecchia nella definizione di Maastricht?

Attraverso l’attività realizzata a Firenze possiamo dire che sia stato realizzato un primo step di un percorso che dovrebbe continuare, con esperienze simili, ma focalizzate su tematiche specifiche.

La realizzazione però di un esperienza propedeutica che trasmetta i principi base della Global Education risulta fondamentale perché i giovani abbiano:

– consapevolezza dei percorsi formativi, anche di educazione non formale,  in cui sono inseriti;
– strumenti e consapevolezza per cercare esperienze formative che possano completare il loro percorso;
– continuare ad autoeducarsi sulle tematiche proposte dalla Global Education;
– adottare un nuovo approccio a problemi complessi  sia a livello personale che come cittadini.

In questo senso possiamo dire che l’attività ha in parte rispecchiato la definizione di Maastricht. Questa risulta molto complessa da attuare nell’ambito dell’educazione giovanile non formale, ma con una maggiore formazione e consapevolezza degli educatori/volontari ed operatori può essere attuata in maniera efficace se assunta come principio guida e valore ispiratore delle proprie azioni educative.

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